SOGGIORNA
 IN AFFITTO PRESSO 
Il TRULLO I DIOSPIRI 


Esterno_Trullo_Diospiri

Il TRULLO si trova nel centro di Alberobello, in Piazza Sacramento di fronte al trullo Sovrano ed a pochi passi dalla Basilica Minore dei Santi Medici Cosma e Damiano


Ristrutturato recentemente , conserva le tipiche caratteristiche degli antichi trulli di Alberobello: il locale principale sormontato dalla copertura a cono, le alcove che si aprono attorno ad esso e le tipiche nicchie incassate nel muro. 


Arredato con gusto il trullo offre un massimo di 5 posti letto: soggiorno con divano letto a due posti , alcova con letto matrimoniale ed alcova con letto singolo; inoltre : zona giorno con uso cucina, bagno e corte esterna ad uso esclusivo. 


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LA TUA VACANZA IN UN CARATTERISTICO TRULLO 
ALBEROBELLO CAPITALE DEI TRULLI !



Il comune di Alberobello sorge al centro della regione Puglia, in provincia di Bari, in posizione equidistante sia dal mar Adriatico che dallo Ionio, sulle colline della Valle D’Itria , famosa per le caratteristiche costruzioni in pietra murata a secco note come “Trulli”.

I trulli si trovano sparsi in tutta la Valle D’Itria, ma Alberobello è l’unico agglomerato urbano formato quasi interamente da trulli: due sono i rioni che formano la parte più antica di Alberobello, il rione Monti ed il rione Aia Piccola,caratterizzati da ameni e stretti vicoli che si snodano fra le caratteristiche costruzioni in pietra murata a secco sormontate dalle tipiche coperture a cupola. 


Ed è proprio grazie all’unicità di questi agglomerati di trulli, che Alberobello con i suoi antichi rioni, è stata dichiarata patrimonio dell’'UNESCO nel 1996. Il nome Alberobello deriva dal latino “"Arboris Belli”"Alberobello, ovvero Albero della Guerra, ed è legato probabilmente alla memoria di un antico fatto d’arme o di un agguato di briganti avvenuto nella selva che faceva parte di un territorio boscoso donato nell’ XI al Vescovo di Monopoli. Ancora oggi, ai margini della cittadina esiste il “Bosco Selva “, a testimonianza della antica origine di Alberobello. Una pergamena del 1310 testimonia la donazione della Selva da parte di Roberto D’Angiò al Comune di Martina Franca che fece valere i suoi diritti su di essa fino al 1481, anno in cui Il re di Napoli Ferdinando D’Aragona cedette il territorio al Conte di Conversano Acquaviva D’Aragona. 

I Conti di Conversano cominciarono ben presto a sfruttare il loro territorio boscoso introducendovi soprattutto contadini capaci di dissodare la terra, bonificarla e coltivarla con l’obbligo di dare ai conti il decimo dei frutti ricavati. I contadini avevano anche l’obbligo di costruire le loro dimore solo ed esclusivamente in pietra a secco, senza malta. Infatti vigeva al tempo la regia legge della “Prammatica de Baronibus” ,che assoggettava ogni nuovo agglomerato urbano al regio assenso ed al pagamento di tributi al re ; per evitare il pagamento dei tributi i Conti di Conversano obbligavano i contadini a costruire case precarie, tali da poter essere smantellate velocemente all’arrivo della regia ispezione : fu così che nacquero i primi trulli, costruzioni semplici realizzate con pietre assemblate a secco con copertura a cupola autoportante, costruita con cerchi concentrici di “chianche”, tipiche pietre di cui è ricca la Valle D’Itria. 

Fu però il Conte Gian Girolamo II Acquaviva, detto il “Guercio di Puglia”, ad incrementare l’agglomerato di contadini, costruendo nel 1635 una casa di caccia per se, una locanda, un forno, un molino ed una piccola chiesetta dedicata ai SS. Medici Cosma e Damiano: è questo il primo e antico nucleo di Alberobello. La crescita della futura Alberobello suscitò ben presto le gelosie del vicino feudo di Martina Franca, che denunciò al Re la presenza del nuovo agglomerato e la mancata osservanza della regia legge “Prammatica De Baronibus”; ma il Guercio di puglia riuscì a far smantellare l’agglomerato in una sola notte, allonanando i suoi abitanti, cosicchè all’arrivo degli ispettori del re furono trovate solo pietre sparse per tutto il bosco; dopo l’ispezione le case furono presto ricostruite sempre con lo stesso sistema di pietre a secco, ossia dei trulli. 

Alberobello continuò ad essere un povero agglomerato di case assoggettato alla volontà dei conti di Conversano, senza alcun diritto civile fino al 1797. Gli abitanti erano ormai 3500, la chiesa dei SS. Medici era stata ampliata e i “selvesi” avevano sempre più desiderio di riscattarsi dai conti di Conversano. 

L’occasione si presentò appunto nel 1797, quando una delegazione di 7 selvesi si presentò al cospetto del Re di Napoli Ferdinando IV, in visita a Taranto. La delegazione riuscì a far breccia nell’animo del re che firmò il regio decreto con cui la Selva fu liberata dalla schiavitù feudale e fu elevata a Città regia. Il 22 giugno 1797 i Selvesi si riunirono nel Primo Parlamento sotto una grande quercia e in memoria del bosco di quercie chiamarono la loro città Alberobello. 

Lo stemma comunale raffigura così una quercia, tipica pianta della selva, sotto cui lottano, per il possesso dell’albero,un cavaliere , rappresentante la Libertà, ed un leone rampante, rappresentante la Feudalità. Sulla chioma della quercia due colombe , simbolo di Pace ed Amore.

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